Il processo di autorizzazione A.I.A. ATTIVITÁ DI PREVENZIONE E CONTROLLO INTEGRATO DELL’INQUINAMENTO

ATTIVITÁ DI PREVENZIONE E CONTROLLO INTEGRATO DELL’INQUINAMENTO


Il processo di autorizzazione A.I.A



 

 

 
Normativa EUROPEA
DATA E NUMERO OGGETTO N.GU
Direttiva 96/61/CE del Consiglio del 24 settembre 1996 e successive rettifiche Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento GU L 257, del 10/10/1996
Decisione 99/391/CE della Commissione del 31 maggio 1999 Questionario sull’attuazione della direttiva 96/61/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento GU L 148/39,
del 15/06/1999
Decisione 2003/241/CE della Commissione del 26 marzo 2003 Modifica alla decisione della Commissione, del 31 maggio 1999, concernente il questionario
sull’attuazione della direttiva 96/61/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento
GU L 89/17, del 05/04/2003
Decisione 2000/479/CE della Commissione del 17 luglio 2000 Attuazione del Registro europeo delle emissioni inquinanti (EPER) ai sensi dell’articolo 15 della direttiva 96/61/CE del Consiglio sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC) GU L 192/36,
del 28/07/2000
Direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003 Partecipazione del pubblico nell’elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica alle direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all’accesso alla giustizia GU L 156,
del 25/06/2003
Direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003 “Sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità
e modifica alla direttiva 96/61/CE del Consiglio”
GU L 275/32,
del 25/10/2003
Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 aprile 2001 Criteri minimi per le ispezioni ambientali negli Stati membri GU L 118/41,
del 27/04/2001

 

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Normativa NAZIONALE
DATA E NUMERO OGGETTO N.GU
Decreto Legislativo 152/06 Testo Unico Ambientale
(WinZip file 3.4 MB)
n.d. 
Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento GU n. 93, S.O. n. 72 del 22/04/2005
Decreto Legislativo 4 agosto 1999, n. 372 Attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento GU n. 252, del 26/10/1999
Circolare 13 luglio 2004 Circolare interpretativa in materia di prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento, di cui al decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372, con particolare riferimento all’allegato I GU n. 167,
del 19/07/2004
DM 23 novembre 2001 Dati, formato e modalita’ della comunicazione di cui all’art. 10, comma 1, del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372 GU n. 37,
S.O. del 13/02/2002
DM 26 aprile 2002 Modifiche al decreto ministeriale 23 novembre 2001 in materia di dati, formato e modalita’ della comunicazione di cui all’art. 10 del decreto legislativo n. 372 del 1999 GU n. 126,
del 31/05/2002
D.P.C.M. 24 dicembre 2002 Approvazione del nuovo modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2003 (integrazione della dichiarazione INES al MUD) GU n. 3,
del 4/01/2003
Legge 27 dicembre 2002, n. 289 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003), Art. 77 GU n. 305,
SO n. 240 del 31/12/2002
Legge 27 febbraio 2004, n. 47 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 355, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative GU n. 48,
del 27/02/2004 
DM 29 maggio 2003 Approvazione del formulario per la comunicazione relativa all’applicazione del decreto legislativo n. 372/1999, recante attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento GU n. 228,
del 1/10/2003
Guida Per la compilazione del rapporto relativo ai valori limite di cui alla domanda 2.2.1 del formulario ai fini della comunicazione prevista dal DM 29/05/03 GU n. 266, SO n. 173
del 15/11/2003
Legge 31 ottobre 2003, n. 306 “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti
dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2003”
GU n. 266, SO n. 173
del 15/11/2003
Legge 15 dicembre 2004, n. 308 Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l’integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione GU n. 302, SO n. 187,
del 27/12/2004

 

 
 
www.dsa.minambiente.it 
APAT
Eper.Sinanet.Apat
EUROPEAN IPPC BUREAU – BRefs
IPPC in Europa
 

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INVENTARIO REGIONALE DELLE EMISSIONI IN ARIA AMBIENTE

 INVENTARIO REGIONALE DELLE EMISSIONI IN ARIA AMBIENTE

Aspetti generali
Il Decreto Legislativo n. 152 del 14 Aprile 2006 dispone, al comma 8 dell’articolo 281, che “lo Stato, le regioni, le province autonome e le province organizzano i rispettivi inventari delle fonti di emissione”.
L’Inventario regionale delle emissioni in aria ambiente della Regione Siciliana è pertanto una serie organizzata di dati relativi alle quantità di inquinanti introdotti nell’atmosfera da sorgenti naturali e/o da attività antropiche, è stato realizzato secondo quanto previsto dal Decreto Ministeriale 1 ottobre 2002, n. 261 (Regolamento recante le direttive tecniche per la valutazione preliminare della qualità dell’aria ambiente, i criteri per l’elaborazione del piano e dei programmi di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351), e costituisce uno degli strumenti principali per lo studio dello stato attuale di qualità dell’aria, nonché per la definizione dei relativi piani di tutela e risanamento.

L’inventario delle emissioni è previsto dal “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente”. L’inventario è stato adottato con il D.A. 94 del 24 luglio 2008 (allegato 1), e costituisce uno strumento conoscitivo indispensabile ai fini della predisposizione dei piani e dei programmi previsti dagli articoli 7, 8 e 9 del D. Lgs. 351/1999.
Contenuti del documento

Nel documento, realizzato con la collaborazione della Techne Consulting S.r.l. di Roma, è possibile trovare:
-nel capitolo 1 una breve premessa;
-nel capitolo 2 indicazioni sulla metodologia seguita;
-nel capitolo 3 le procedure operative seguite nella raccolta dati e nella stima delle emissioni;
-nel capitolo 4 una sintesi dei risultati in forma tabellare;
-nel capitolo 5 una sintesi dei risultati in forma di carte tematiche;
-nel capitolo 6 il commento dei risultati.
Appendice 1.
Appendice 2.
Appendice 3.
Chi è interessato può consultare direttamente – tramite i link sottostanti – le carte tematiche di sintesi relative al quadro delle emissioni (puntuali, lineari e diffuse) per il 2005 dei seguenti inquinanti:
CO
NOX
PM10
PM2,5
SOX
C.O.V.
Potete inoltre caricare e visualizzare il documento completo (2.255 KB in formato pdf). L’Inventario regionale delle emissioni in aria ambiente è in già fase di aggiornamento al 2007.

INVENTARIO REGIONALE DELLE EMISSIONI IN ARIA AMBIENTE, .ITALCEMENTI,DECRETO 693 18 LUGLIO 2008,ANZA’ SANSONE ZUCCARELLO TOLOMEO,PIANO ARIA SICILIA  

Perizia ProcePerizia proced. 9916 2011 Anza Ciampolillo CTU D’Agostino Fabiod. 9916 2011 Anza Ciampolillo CTU D’Agostino Fabio

Perizia ProcePerizia proced. 9916 2011 Anza Ciampolillo CTU D’Agostino Fabiod. 9916 2011 Anza Ciampolillo CTU D’Agostino Fabio

 

Perizia ProcePerizia proced. 9916 2011 Anza Ciampolillo CTU D’Agostino Fabiod. 9916 2011 Anza Ciampolillo C… by Pino Ciampolillo

“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”Tutto esaurito a Isola delle Femmine 14 agosto 2013

Liberiamoci dal pizzo
“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”
Giuseppe Todaro è un imprenditore di Palermo che lavora nel settore della logistica del freddo e della produzione del gelato. Dopo essere stato vittima di soprusi estorsivi per circa dieci anni trova, finalmente, il coraggio e la forza di ribellarsi, denunciando i propri estorsori e costituendosi parte civile nel famoso processo denominato “Addio Pizzo”. Il processo, in cui sono stati condannati numerosi esponenti di spicco del clan mafioso di San Lorenzo, è così denominato in onore del movimento antimafia impegnato sul fronte della lotta al racket delle estorsioni nato nel lontano 2004. Il Comitato Addio Pizzo e l’associazione Libero Futuro, di cui oggi Todaro è il Vice Presidente, lo hanno assistito lungo tutto l’iter di affrancamento dal fenomeno estorsivo.
La storia ha avuto inizio nel 1995, quando Todaro avviò la sua azienda nella zona industriale di Cinisi. Quasi subito divenne oggetto di attenzioni da parte del boss Gaspare Di Maggio, il cui pedigree criminale era noto, oltre che alle forze dell’ordine, anche a chi viveva ed operava nel territorio palermitano, tra Cinisi e Carini. Di Maggio, di cui Todaro aveva capito sin da subito la pericolosità, impose all’imprenditore palermitano di “mettersi apposto immediatamente” perché l’azienda, ormai avviata, doveva, come tutte,pagare il pizzo. Nonostante la voglia di ribellarsi al fenomeno estorsivo, orami parte del tessuto sociale palermitano, Todaro fu costretto ad arrendersi. In preda ad ansie ed angosce, chiese aiuto ad amici e colleghi imprenditori, ma si rese subito conto che erano tutti troppo spaventati per lottare ed opporsi al sopruso. “Così è ora e così sarà per sempre”
E questa risposta, purtroppo, lo costrinse ad arrendersi alle richieste estorsive. Questo episodio segna l’inizio di una bruttissima avventura per l’imprenditore, che, terrorizzato dall’eventualità di subire danni alla sua azienda e sentendosi in pericolo per la propria incolumità e per quella della sua famiglia, entra nel tunnel del racket. Il vero problema, oltre ad essere rappresentato dalla scelta di pagare il pizzo, che nel caso di Todaro si aggirava intorno ai 2.000 euro al mese, era rappresentato soprattutto dall’intrusione della mafia in qualsiasi attività della azienda di Cinisi: dalle costruzioni all’impianto elettrico, dagli scavi alle forniture.
“Qualunque cosa facessi – ci dice Todaro – dovevo farla solo con determinati soggetti che mi venivano imposti”. Nel 1998 Todaro rilevò anche un altro stabilimento a Carini (in provincia di Palermo), e li la situazione sembrava apparentemente essere tranquilla. “Dopo un po’ di tempo venne a trovarmi – racconta Todaro- uno che si occupava delle manutenzioni per lo stabilimento dicendomi che queste venivano regolarmente fatturate”. Ed ecco un’altra amara costatazione da parte dell’imprenditore, ossia il pizzo era, ormai, diventato un modo, peraltro pure fatturato, per controllare indirettamente l’azienda. “Le estorsioni -continua Todaro- sono un biglietto da visita. La mafia aggancia così l’azienda, vi entra dentro e la utilizza a 360 gradi. È vero che l’azienda è tua ma se non puoi avere l’elettricista che vuoi, le opere edili che vuoi, alla fine ne perdi il completo controllo. Loro ti impongono addirittura il personale, anche se nel mio caso sono sempre riuscito ad evitarlo per via della manodopera specializzata di cui avevo bisogno”.
Nel 2008 arriva, dopo un importante e travagliata riflessione, la decisione di ribellarsi al racket. “Alla fine del 2008 – dice Todaro- chiesi aiuto associazione antiracket Addiopizzo. Fu cosi che iniziai a parlare dei soprusi che ero costretto a subire da anni. Ma oramai non ero più solo. Da allora cominciai a collaborare e, quindi, a non pagare più il pizzo. Dopo un periodo travagliato, caratterizzato da forti pressioni affinché pagassi e di intercettazioni da parte della polizia, i miei estorsori furono tutti arrestati”. Todaro decise di denunciare proprio perché si rende conto di non essere più solo ed isolato e di vivere in un contesto in cui sono maturate le condizioni per uscire definitivamente dal tunnel dell’estorsioni. Il lavoro straordinario delle forze dell’ordine e della magistratura da un lato, la presenza delle associazioni antiracket e di Confindustria d’altro, rappresentano una forte spinta nei confronti di chi, come l’imprenditore palermitano, decide di denunciare. “L’ho fatto principalmente per i miei figli -dice Todaro- avevo imbarazzo nei loro confronti. Come fa un padre, dopo avere educato al rispetto delle regole e al senso civico, a dire poi al proprio figlio: sappi che c’è lo zio Pino e tu ogni mese gli devi dare una busta con 2 mila euro. Quello che viviamo è un momento storico – continua l’imprenditore – Basterebbero delle denunce di massa per liberarsi definitivamente dal pizzo a Palermo, perché è uniti che si vince la paura e oggi non siamo più soli”. La storia di Giuseppe Todaro, coraggioso imprenditore, è la dimostrazione della “rivoluzione culturale” in atto contro la mafia a Palermo e dintorni.
Tutto esaurito a Isola delle Femmine 14 agosto 2013


Ricovero di fortuna per le migliaia di TURISTI che stanno “invadendo” Isola delle Femmine.
Gli ultimi turisti giunti Nella località marinara Isola delle Femmine, sono costretti a ricorrere ad una sistemazione di fortuna per trascorrere la giornata di ferragosto.
Gli alberghi della zona Sono pieni sino all’inverosimile, nelle halls degli alberghi Isolani  sono  esposti   i cartelli che avvisano:“tutto pieno” .
La giornata si annuncia RICCA di sorprese e divertimenti per la MIRIADE di turisti che continuano a giungere nel nostro BELLISSIMO PULITISSIMO ORDINATISSIMO OSPITALISSIMO Nostra borgata di PESCATORI

Gdf scopre palestra ‘travestita’ da associazione sportiva dilettantistica: frode fiscale da 1,5milioni di euro

Gdf scopre palestra ‘travestita’ da associazione sportiva dilettantistica: frode fiscale da 1,5milioni di euro

NOVARA, 12 AGO – ‘Spacciavano’, stando alle indagini condotte dai finanzieri di Novara, una vera e propria palestra sotto le mentite spoglie di un’associazione sportiva dilettantistica, ma sono stati scoperti.

L’episodio è successo nell’hinterland novarese. Questa tipologia di associazioni, spiegano dalle Fiamme Gialle, “gode di notevoli agevolazioni fiscali, consistenti in una sostanziosa riduzione degli adempimenti contabili, nel pagamento forfaittario delle imposte, nonché nella possibilità di erogare in completa esenzione fiscale compensi ai collaboratori, sino a 7.500 euro annui”.
A tradire i contribuenti infedeli, tuttavia, è stato un controllo in materia di lavoro sommerso operato dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Novara, a seguito del quale, spiega la stessa Finanza, “venivano individuati ben 35 lavoratori irregolari che – a vario titolo – collaboravano con i due gestori”.
Inevitabile, a quel punto, anche l’approfondimento dei profili fiscali dell’attività sportiva.

L’attività ispettiva ha permesso di appurare che l’associazione, “che affermava di essere destinata a promuovere l’attività sportiva senza alcun scopo di lucro, occultava di fatto una vera e propria attività commerciale”.


I militari hanno quantificato le reali entrate della palestra incrociando i dati rinvenuti nella contabilità “in nero” rinvenuta nell’abitazione privata di uno dei gestori con l’elenco dei frequentatori della palestra, “abusivamente qualificati come “soci””.
L’indagine fiscale si è conclusa con la constatazione di elementi positivi distratti all’imposizione per 1.200.000 euro, e 251.000,00 di Iva evasa.

I gestori sono stati, inoltre, deferiti alla Procura della Repubblica di Novara per la fattispecie criminosa tributaria di “omessa e infedele dichiarazione”. “La specifica attività – commenta il comandante provinciale delle Fiamme Gialle novaresi, colonnello Giovanni Casadidio – si inquadra nelle iniziative intraprese dal Corpo non solo per contrastare l’evasione fiscale, ma anche da preservare da fenomeni di concorrenza sleale gli operatori leali e ossequiosi delle norme”.


Monica Curino

Il Consigliere Dionisi nella seduta del Consiglio Comunale del 18 maggio 2012, a proposito della gestione di un BENE PUBBLICO da parte della Body Center riconduicibile a parenti vicini all’assessore DOTTORE Riso Napoleone, afferma
Allegato: Delibera c.c. n.20.pdf (64 kb) File con estensione pdf

“… In data 26/7/1994 è stato affidato l’impianto ad una società sportiva la Body Center di cui l’Assessore faceva parte con l’attuale moglie. Il canone allora previsto era una miseria. Faccio presente che la palestra è stata affittata ad un canone di £. 2.400.000 annuo ed il campo sportivo per £. 1.200.000 annuo. Non mi sembra che da allora sino ad oggi la palestra sia stata aperta ai cittadini di Isola a titolo gratuito anzi sono in possesso di bollettini della finanziaria Fidi Italia che già nel 1999/2000 si pagava £.40.000 al mese.

Non si spiega perché non c’è nella convenzione come mai la palestra sia stata collegata ad uno spogliatoio del campo comunale che è diventato parte integrante della palestra.

Voglio sapere se sono state chieste le autorizzazioni comunali alla sovrintendenza per questo accorpamento, e poi vorrei sapere come mai è stato lasciato libero il campo sportivo dopo che lo aveva in concessione; presumo per mancanza di acquirenti.

Non mi risulta che in base a questa convenzione e al vecchio regolamento sia stato pagato il consumo di acqua e luce per ben 18 anni, ma sicuramente lo abbiamo pagato tutti i cittadini di Isola delle Femmine. Sicuramente la mia proposta di Regolamento e l’emendamento integrativo hanno dato fastidio.

Come ha detto il Capogruppo il Regolamento proposto è farraginoso ma sicuramente è stato predisposto nell’interesse dei cittadini di Isola delle Femmine perché prevede a favore delle casse comunali un canone annuo di € 18.000 per la palestra e € 6.000 per il campo sportivo.

Sicuramente oggi mi sarei aspettato un dibattito sui canoni ma non di sentirmi dire che il mio impegno nel proporre questo argomento, cosa che non rovisto fare a nessun altro Consigliere, sia stato inutile e di scarsa copiatura.

Sono fiero di aver fatto “copia e incolla” di due regolamenti di impianti sportivi di altre due cittadine della nostra Regione dove i canoni gestionali sono aderenti alla realtà dei costi privati e dove è previsto che i cittadini di Isola non debbano più pagare l’acqua e la luce degli impianti sportivi sino ad ora gestiti dalla Body Center.

Per tali motivi, chiedo al Presidente del Consiglio che trasmetta tutto il carteggio inerente alla gestione degli impianti sportivi al Procuratore della Repubblica di Palermo affinché verifichi quanto da me esposto.”

Allegato: allegato Delibera cc n.20.pdf (183 kb) File con estensione pdf

Da una ricerca effettuata presso l’Ufficio Tecnico Comunale “sembra” che NESSUN atto autorizzatorio sia stato concesso per l’accorpamento degli spogliatoi con la palestra della Body Center. Al fine di non ingenerare dubbi  e perplessità sulla liceità di quanto “costruito”, da parte della Body Center, chiediamo alla direzione della stessa  di voler rendere pubblico l’atto in questione.
Durante la seduta del Consiglio Comunale del 18 maggio 2012 à stata lanciata un’accusa precisa e circostanziata nei confronti dell’Assessore allo sport il dottore Riso Napoleone.


L’utilizzo di un BENE PUBBLICO a fini di lucro personale  e di famiglia.


Bene ha fatto l’Assessore a preannunciare una sua querela nei confronti del Consigliere Dionisi. 
Ad OGGI “SEMBRA” !  che nessuna querela sia stata presentata. 
Dar credito a quanto di illegale sarebbe stato perpetrato ai danni della Comunità di Isola delle Femmine,  sarebbe cosa di una gravità inaudita e potrebbero ravvedersi in tale condotta   ipotesi di reati di varia natura.   
Pino Ciampolillo
ARGOMENTI CORRELATI:

LE MANCATE RISPOSTE DEL PROFESSORE AL CONSIGLIERE DIONISI VINCENZO

 

 


Il Cons. Dionisi “più che della risposta si dichiara insoddisfatto dei numeri citati, in quanto basta fare una sottrazione ed è evidente che siamo sotto di circa 526.000,00 € e mi chiedo, allora,

quante persone di Isola non pagano la TARSU e di questi quanti esercizi commerciali nel 2011 non hanno pagato la TARSU.

Quanti esercenti che hanno in gestione i tratti dell’arenile non pagano la TARSU?

Ma, per giusta regola e per dignità morale, dovremmo chiederci particolarmente noi Consiglieri che abbiamo aumentato la TARSU se noi per primi l’abbiamo pagata nel 2011, perché se così non è non sarebbe giusto nei confronti dei cittadini che pagano regolarmente.

Non è giusto che gli evasori producano altra spazzatura, tant’è che il Comune di Palermo ha avviato diversi controlli negli esercizi pubblici e sui gestori di arenili per vedere chi paga e tasse o meno.


Questa sarebbe l’efficienza di un Comune perché se continuiamo a non fa pagare la tassa agli evasori, oltre che essere complici, non riusciamo neanche a pagare i costi essenziali sostenuti dall’ATO PA1. nel bilancio 2012 si avrà, di conseguenza, un ammanco di oltre 500.000,00 €, né è corretto sostenere che le somme non introitate risultino comunque iscritte a ruolo, stante che chi gestisce un’attività deve pagare regolarmente le tasse.”


IL PROFESSORE NELLA Sua risposta al consigliere DIONISI non ha risposto alle seguenti domande:

1) Quante persone a Isola delle Femmine non hanno pagato la TARSU nel 2011?
Ove risultasse veritiera tale affermazione può il PROFESSORE dire ai Suoi Concittadini CHI sono  le persone che  NON hanno PAGATO la TARSU nell’anno 2011?


2) Quanti ESERCIZI COMMERCIALI non hanno pagato la TARSU nell’anno 2011?
Ove risultasse veritiera tale affermazione può il PROFESSORE dire ai Suoi Concittadini CHI sono gli esercizi commerciali  che  NON hanno PAGATO la TARSU nell’anno 2011?


3) Quanti esercenti dei solarium  poste sui tratti dell’arenile non hanno pagato la TARSU nell’anno 2011?
Ove risultasse veritiera tale affermazione può il PROFESSORE dire ai Suoi Concittadini CHI sono gli esercenti dei solarium posti sui tratti di arenile di Isola delle Femmine   NON hanno PAGATO la TARSU nell’anno 2011?


4) Il Consigliere di maggioranza geom. DIONISI nella Sua replica  che  dichiara insoddisfacente  della risposta  data dal PROFESSORE parla di:  CONSIGLIERI COMUNALI che “presumibilmente” non hanno pagato la TARSU nell’anno 2011.

Ove risultasse veritiera tale affermazione può il PROFESSORE dire ai Suoi Concittadini CHI SONO QUESTI CONSIGLIERI COMUNALI che NON hanno PAGATO la TARSU relativa all’anno 2011?  (per non parlare degli anni precedenti)





Delibera c.c. n.21.pdf (57 kb) File con estensione pdf
allegato Delibera cc n.21.pdf (86 kb) File con estensione pdf

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE NEMMENO IN  QUESTI GIORNI DI PRESENZA DELLA COMMISSIONE DI ACCESSO AGLI ATTI  VI DEGNATE DI PULIRE SAREBBE FORSE UNA FORMA DI RISPETTO E DI buona ACCOGLIENZA.

non trova PROFESSORE?


PROFESSORE PROBABILMENTE SARA’ INFORMATO CHE QUOTIDIANAMENTE DA OLTRE UN MESE GIORNALMENTE SALGONO E SCENDONO I COMPONENTI DELLA COMMISSIONE DI ACCESSO AGLI ATTI.
Questo smentisce ciò che Lei e i suoi fedelissimi vaneggiate “ non troveranno nulla io sono pulito”
INGRESSO DEL PAESE DI ISOLA DELLE FEMMINE 12  GIUGNO 2012

LA STAZIONE DI ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012

MUNNEZZA  EDICOLA ABITAZIONI RISTORANTE ALLA STAZIONE DI ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012


LA STAZIONE DI ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012


INGRESSO DELLA BANCA DEL POPOLO A ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012


UNA CITTADINA SI DESTREGGIA FRA LA MUNNEZZA DI ISOLA 12 GIUGNO 2012


INGRESSO DEL PAESE DI ISOLA DELLE FEMMINE  SCUOLA MEDIA E MAXIM BAR
12  GIUGNO 2012


MUNNEZZA  EDICOLA ABITAZIONI RISTORANTE ALLA STAZIONE DI ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012





INGRESSO DEL PAESE DI ISOLA DELLE FEMMINE  SCUOLA MEDIA E MAXIM BAR

12  GIUGNO 2012










CLIENTE  CHE  LIBERA INGRESSO DELLA BANCA DALLA MUNNEZZA 12 GIUGNO 2012




 INGRESSO DELLA BANCA DEL POPOLO A ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012


INGRESSO  DEL CONDOMINIO IN VIA ROMA ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012  






LA GIMKANA TRA LA MUNNEZZA  DELL’AUTOMOBILISTA A ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012


 PANE E MUNNEZZA 12 GIUGNO 2012


A QUESTO PUNTO DI FRONTE A QUESTO  SCEMPIO ambientale che mette a rischio la salute dei cittadini.

CONTRO QUESTO SISTEMA DI ILLEGALITA’ DI FAVORITISMI PER AMICI E PARENTI QUESTO PERENNE DISSERVIZIO A FRONTE DEI TRIBUTI VERSATI DA CITTADINI ONESTI E RESPONSABILI L’INVITO ALL’INTERA CITTADINANZA AD UNA

VIBRATA PROTESTA  INVITO ALLA DISOBBEDIENZA CIVILE.


COME DICE IL PROFESSORE PAGARE PER IL SERVIZIO RESO!

NESSUN SERVIZIO NESSUN TRIBUTO!

 

BASTA CON IL SILENZIO URLIAMO FORTE IL NOSTRO DISAPPUNTO!

 

CHIEDIAMO LE IMMEDIATE DIMISSIONI DI CHI NON HA MANTENUTO LE PROMESSE ELETTORALI.


CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DELL’INTERA AMMINISTRAZIONE CHE DELLA POLTICA AMBIENTALE NE AVEVA FATTO IL PROPRIO VESSILLO


avete fallito avete fallito avete fallito !!!!!!!!!!


Pino Ciampolillo

IL GIUDICE DELLE INDAGINI PRELIMINARI SILVANA SAGUTO  IL 15 NOVEMBRE 2010 

…… .condivise sul punto le osservazioni dell’opponente sia in 

ordine alla ILLEGITTIMITA’ della PARTECIPAZIONE del 

SINDACO alla C.E.C. sia alla mancata astensione da parte 

della stessa dal prendere parte alla DISCUSSIONE sino alla 

VOTAZIONE di delibere riguardanti gli INTERESSI propri 

nonchè di PARENTI o di affini fino al 4° grado…….




……a cui vanno aggiunti altresì i rilievi della 

CONSULENZA disposta dal P.M. che ha affermato la 

ILLEGITTIMITA’ della CONCESSIONE edilizia relativa 

all’abitazione del RISO sita all’intyerno del piano di 

lottizzazione “LA PALOMA” ………


……Dispone che il P.M. formuli, entro dieci giorni, 

l’IMPUTAZIONE dei confronti di RISO NAPOLEONE

PORTOBELLO GASPARE in ordine ai REATI di cui agli 

art 323 e 328 c.p……..






….vi faccio pagare i danni morali……vi arriverà la parcella
dell’avvocato perchè i soldi dei miei figli non si toccano…. vi dovete
dimettere perchè la mozione di sfiducia nei miei confronti è stat respinta dal
TAR ed avete procurato un danno al Comune… avete speculato con il PRG e ve la
vedete con la Procura …. avete girato con le carte del PRG ed ora i cittadini
vengono a ringraziarvi….


Urlando forte e chiaro
CONTRO..
:

” Se mi denunci ti faccio saltare in aria Ti faccio
vedere chi sono io” La coerenza politica non abita nelle loro coscienze, come
dimostrano anche diversi atti che hanno approvato a colpi di maggioranza e che
il tempo implacabile valuterà……..di valutare se fossero esistiti i
presupposti per richiedere un risarcimento danni morali per calunnia e
diffamazione sia per me che per il Vice Presidente del
Consiglio…….



” salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il
pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento
delle funzioni o del servizio, in violazioni di norme di legge o regolamento,
ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un
prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sè o ad altri un ingiusto
vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto
è punito
con la reclusione da sei mesi a tre anni. 

La pena è aumentata nei casi in cui il
vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità”









LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL  6 giugno del 2006



LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL  6 giugno del 2006 



LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL  6 giugno del 2006



LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL  6 giugno del 2006  




LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL  6 giugno del 2006  


Sindaco arrestato per tangenti: “Ti chiedo poco perchè sei simpatico”


Varianti per rendere edificabile un terreno



Stefano Barri aveva rinunciato allo stipendio sostenendo di comprendere le difficoltà in cui oggi si dibattono le famiglie e le imprese


di Michele Pusterla



Il sindaco di Dubino, Stefano Barri (National Pressd/Orlandi)

Il sindaco di Dubino, Stefano Barri (National Pressd/Orlandi)
Dubino, 1 giugno 2013 – «Cinque all’adozione e cinque all’approvazione. So che è poco, ma perché mi sei simpatico». In migliaia di euro queste le richieste di denaro (e le frasi che le hanno accompagnate) che il sindaco di Dubino, Stefano Barri, 44 anni, residenza a Talamona, dalla tarda serata di mercoledì in carcere a Sondrio, avrebbe chiesto all’ingegner Carlo Contessa per l’edificabilità a un terreno di suo fratello Rino (quest’ultimo imprenditore edile che si è presentato all’appuntamento a Piantedo nel parcheggio antistante il bar «Ristop» per consegnare la tangente da 5 mila euro al primo cittadino, non prima di avere informato i poliziotti della sezione di Polizia Giudiziaria della Procura che lo hanno poi arrestato per concussione).
È quanto emerge dalle carte dell’inchiesta, condotta dal procuratore capo Fabio Napoleone con il sostituto Giacomo Puricelli, dopo che lo scorso 14 dicembre lo stesso Carlo Contessa, indagato a suo tempo in stato di libertà nell’ambito dell’indagine sul caso-Traona e più di recente rinviato a giudizio per un presunto abuso edilizio legato alla realizzazione di un capannone, si è presentato a Palazzo di giustizia per sporgere una denuncia orale con la quale lamentava di avere ricevuto una richiesta di denaro dal sindaco Barri, nel corso di un incontro richiesto dal primo cittadino e avvenuto il giorno prima (quindi lo scorso 13 dicembre) al Tennis Club di Morbegno.
«Il sindaco – spiegava Contessa ai poliziotti che subito dopo hanno informato il magistrato, affinchè disponesse le intercettazioni telefoniche – mi informava che sarebbe stata tolta l’edificabilità a una parte dei nostri terreni in via Valeriana a Nuova Olonio, ma che lui quella stessa sera avrebbe “fatto un blitz” riguardante il terreno di mio fratello Rino, mettendo tutti i componenti della Giunta davanti al fatto compiuto dicendosi ragionevolmente certo al 90% di rendere edificabile almeno una parte di quel terreno». «Barri – disse ancora l’ingegner Contessa negli uffici del Tribunale – mi disse che avrebbe avuto contro quelle che lui chiamava le “iene”, specificando trattarsi del vice sindaco Paola Oreggioni e dell’assessore Rosa Barri. Nella circostanza il Barri aggiunse che avrebbe fatto leva sul fatto che qualora non fosse stato approvato come da lui esibito, sarebbe saltata l’approvazione dell’intero Pgt e si sarebbe bloccata l’intera attività edilizia di tutto il Comune di Dubino a partire dal 1° gennaio 2013».
Il primo cittadino, sempre secondo il racconto del denunciante, affermò che il suo sforzo andava riconosciuto e avrebbe testualmente affermato: «Almeno una decina», precisando che se i soldi non glieli avesse dati suo fratello Rino, avrebbe dovuto provvedere lui a pagarlo per «lo sforzo». Il pubblico amministratore si sarebbe accontentato – ma si sa che, paladino dell’onestà in campagna elettorale, aveva rinunciato allo stipendio di sindaco sostenendo di comprendere le difficoltà in cui oggi si dibattono le famiglie e le imprese – di un’elargizione in denaro in due comode rate: «Cinque (mila euro: ndr) all’adozione e cinque all’approvazione» del Pgt. E mentre tornavano verso l’auto, parcheggiata al Tennis Club, Barri dando una pacca sulla spalla al compaesano Carlo Contessa gli spiegava con queste parole il «trattamento» di favore che gli riservava: «So che è poco, ma è perché mi sei simpatico».
Nei mesi successivi all’approvazione del Pgt – avvenuta il 21 dicembre – il sindaco, pur incontrandoli più di una volta, non avanza più richieste di denaro. Sino al pomeriggio del 29 maggio, quando contatta telefonicamente Rino (senza sapere di avere il cellulare intercettato) chiedendogli di vederlo alle 15 di quello stesso giorno a Chiavenna, al cantiere dove lo stesso Contessa è impegnato con la sua impresa edile. L’imprenditore, supponendo che nell’incontro il sindaco voglia chiedergli la mazzetta informa subito i poliziotti. E’ allora disposta un’intercettazione ambientale d’urgenza dal cui ascolto emerge che il Barri, in effetti, rinnova la richiesta di denaro. Nella circostanza, Rino, d’accordo con gli inquirenti, finge di starci e, con addosso l’apparecchiatura idonea alla registrazione del colloquio, si reca all’appuntamento fissato alle 18.15 a Piantedo per la consegna della busta con le banconote, tutte fotocopiate. La trappola è pronta e, puntualmente, scatta.
http://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/2013/06/01/897522-Stefano-Barri-Sindaco-Dubino-Arresto-Tangenti.shtml

IL COPIOSO “CORPOSO” ED APPROFONDITO LAVORO DI INDAGINI DELLA COMMISSIONE GOVERNATIVA DI ACCESSO AGLI ATTI AL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE CON  IL CONSEGUENTE  DECRETO MINISTERIALE DI SCIOGLIMENTO DELLA GIUNTA PORTOBELLO E DELL’INTERO CONSIGLIO COMUNALE A CUI E’ STATA CONTESTATA   LA INCANDIDABILITA’ ALLE PROSSIME COMPETIZIONI ELETTORALI LE MOTIVAZIONI NELLE CONCLUSIONI DEL PUBBLICO MINISTERO FRANCESCA MAZZOCCO  















RELAZIONE PREFETTIZIA DELLACOMMISSIONE DI ACCESSO AGLI ATTI AL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE E DECRETOPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE  (PDF) -scarica la relazione –


http://lakupoladellapolitikaaisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/11/relazione-commissione-prefettizia-scioglimento-consiglio-comunale-di-isola-delle-femmine.pdf 

http://cupoladellapolitikaaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/11/isola-delle-femmine-il-ministro.html














Isola delle femmine. Ricorso al Tar Lazio contro
scioglimento comune

 

Ai giudici amministrativi della capitale si sono rivolti
il sindaco uscente, Gaspare Portobello, i componenti della sua giunta e della
maggioranza dell’assise civica, dopo che il Tar di Palermo ha dichiarato la
propria incompetenza territoriale



Si riuniranno mercoledì prossimo in camera di
consiglio i giudici della prima sezione del Tar del Lazio per decidere sulla
richiesta di annullamento del decreto del Presidente della Repubblica col quale
nel novembre del 2012 è stato sciolto per infiltrazioni mafiose il consiglio
comunale di Isola delle Femmine. Ai giudici amministrativi della Capitale si
sono rivolti il sindaco uscente, 


http://www.tv7partinico.it/video/1146/tg-del-22042013

Tar Lazio

Sede di Roma

Dettaglio  del Ricorso




 Num. Reg. Gen.: 2989/2013  Data Dep.: 29/03/2013  Sezione: 1
 Oggetto del ricorso: ANNULLAMENTO DEL D.P.R. DEL 12.11.2012 CON IL QUALE È STATO DISPOSTO LO SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE PER LA DURATA DI 18 MESI, AI SENSI DELL’ART. 143 DEL D.L.VO 18.08.2000, N. 267, CON L’AFFIDAMENTO DELLA GESTIONE DELL’ENTE AD UNA COMMISSIONE STRAORDINARIA. RIASSUNZIONE (ORD. COLL. N. 470/2013 DEL TAR PER LA SICILIA – PALERMO, SEZIONE PRIMA, RIC. N. 313/2013)
 Istanza di fissazione:
 Istanza di prelievo: NO
Ricorrenti/Resistenti
 Tipo  Nome Cognome / Istituzione
  RICORRENTE   PORTOBELLO GASPARE
  RICORRENTE SECONDARIO   AIELLO MARIA FRANCESCA
  RICORRENTE SECONDARIO   AIELLO MARIA FRANCESCA (NQ CONSIGL COMUN USCENTE)
  RICORRENTE SECONDARIO   AIELLO PAOLO
  RICORRENTE SECONDARIO   AIELLO PAOLO (NQ COMPONENTE GM)
  RICORRENTE SECONDARIO   BATTAGLIA ROSALIA
  RICORRENTE SECONDARIO   BATTAGLIA ROSALIA (NQ CONSIGL COMUN USCENTE)
  RICORRENTE SECONDARIO   CUTINO MARCELLO
  RICORRENTE SECONDARIO   CUTINO MARCELLO (NQ COMPONENTE GM)
  RICORRENTE SECONDARIO   GUTTADAURO GIOVAN BATTISTA
  RICORRENTE SECONDARIO   GUTTADAURO GIOVAN BATTISTA (NQ CONSIGL COMUN USCENTE)
  RICORRENTE SECONDARIO   LUCIDO SALVATORE
  RICORRENTE SECONDARIO   LUCIDO SALVATORE (NQ CONSIGL COMUN USCENTE)
  RICORRENTE SECONDARIO   PALAZZOTTO SALVATORE
  RICORRENTE SECONDARIO   PALAZZOTTO SALVATORE (NQ VICE SINDACO GM)
  RICORRENTE SECONDARIO   PELOSO ALBERTO
  RICORRENTE SECONDARIO   PELOSO ALBERTO (NQ CONSIGL COMUN USCENTE)
  RICORRENTE SECONDARIO   PORTOBELLO GASPARE (NQ SINDACO USCENTE)
  RICORRENTE SECONDARIO   RISO NAPOLEONE
  RICORRENTE SECONDARIO   RISO NAPOLEONE (NQ COMPONENTE GM)
  RESISTENTE   COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE – COMMISSIONE STRAORDINARIA PER LA GESTIONE DELL’ENTE
  RESISTENTE   MINISTERO DELL’INTERNO
  RESISTENTE   PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  RESISTENTE   U.T.G. – PREFETTURA DI PALERMO

Avvocati
  AVVOCATURA GEN.LE DELLO STATO
 Indirizzo ,  Tel.
 Nome: DIEGO MARCELLO  Cognome: FECAROTTI
 Indirizzo ,  Tel.
 Nome: DIEGO MARCELLO  Cognome: FECAROTTI
 Indirizzo ,  Tel.
Atti Depositati
N.Protocollo Deposito Tipo Parte Parte Atto Depositato N.Allegati
2013027981 17/04/2013  RESISTENTE  PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI  ATTO > DI COSTITUZIONE 0
2013027982 17/04/2013  RESISTENTE  PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI  DEPOSITO > DOCUMENTI 1
2013026932 12/04/2013  RICORRENTE  PORTOBELLO GASPARE  DEPOSITO > CARTOLINA RICEVIMENTO NOTIFICA 0
2013003467 29/03/2013  RICORRENTE  PORTOBELLO GASPARE  DOMANDA > FISSAZIONE UDIENZA 0
2013023550 29/03/2013  RICORRENTE  PORTOBELLO GASPARE  RICORSO 4
Provvedimenti Collegiali
Nessun Provvedimento

Provvedimenti Monocratici
Nessun decreto

Udienze
Data fiss. udienza:   24/04/2013 Tipologia udienza:   CAMERA DI CONSIGLIO
Relatore: ANNA BOTTIGLIERI Tipologia del relatore: CONSIGLIERE
Secondo componente: CALOGERO PISCITELLO Tipologia componente: PRESIDENTE
Terzo componente: ROSA PERNA Tipologia componente: CONSIGLIERE



scarica in pdf  i  documenti depositati dai ricorrenti 




N. 00470/2013 REG.PROV.COLL.


N. 00313/2013 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente


ORDINANZA


sul ricorso numero di registro generale 313 del 2013, proposto da:


Portobello Gaspare, Palazzotto Salvatore, Aiello Paolo, Cutino Marcello, Riso Napoleone, Aiello Maria Francesca, Battaglia Rosalia, Guttadauro Giovan Battista, Lucido Salvatore, Peloso Alberto,

tutti rappresentati e difesi dall’avv. Diego Marcello Fecarotti, con domicilio eletto presso il predetto difensore in Palermo, via Libertà n. 171;



contro


Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Interno, Prefettura di Palermo – Ufficio Territoriale del Governo, in persona dei rispettivi rappresentanti legali pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo, domiciliata in Palermo, via A. De Gasperi 81;
nei confronti di
Comune di Isola delle Femmine in Persona del Sindaco pro tempore, non costituito in giudizio


per l’annullamento


del Decreto del Presidente della Repubblica del 12 novembre 2012 (notificato ai ricorrenti a far data dal 6 dicembre 2012), con il quale è stato disposto lo scioglimento del Consiglio comunale di Isola delle Femmine per la durata di 18 mesi, ai sensi dell’art. 143 del d.l.vo 18.08.2000 n. 267, con l’affidamento della gestione dell’ente ad una commissione straordinaria;
– della deliberazione del Consiglio dei Ministri del 9 novembre 2012 (richiamata nel succitato d.p.r. e mai comunicata ai ricorrenti);
• della relazione del Ministro dell’Interno in data 5 novembre 2012 allegata al decreto di scioglimento con la quale il citato Ministro ha ritenuto “che ricorrano le condizioni per l’adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo) ai sensi dell’ari. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267” ;

• della relazione in data 30 agosto 2012 e recante il prot. n. 1302/r-area sic/i^bis, con la quale il Prefetto di Palermo, ad esito di accesso ispettivo ed ai sensi dell’art. 143, comma 3, del t.u.e.l., ha attivato la procedura di scioglimento del Comune di Isola delle Femmine;
• di ogni alto atto, parere o provvedimento preordinato, connesso, consequenziale, comunque lesivo dei diritti dei ricorrenti, ivi compresi i verbali e la relazione finale redatta dalla commissione di accesso nominata con decreto del Prefetto della provincia di Palermo n. 25280/area o.s.p. ^ bis del 3 aprile 2012.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti tutti gli atti della causa;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Presidenza del Consiglio dei Ministri e di Ministero dell’Interno e di Prefettura di Palermo-Ufficio Territoriale del Governo;
Visto l’art. 16, co. 2, cod. proc. amm.;


Relatore nella camera di consiglio del giorno 28 febbraio 2013 il dott. Giovanni Tulumello e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuta l’incompetenza territoriale di questo T.A.R., ai sensi dell’art. 135, comma, lett. q) del cod. proc. amm., in materia di impugnazione dei provvedimenti adottati ai sensi degli articoli 142 e 143 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, per essere competente il T.A.R. del Lazio, sede di Roma


P.Q.M.


Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima)

Dichiara la propria incompetenza territoriale, per essere competente il T.A.R. del Lazio, sede di Roma.
Condanna i ricorrenti, in solido fra loro, al pagamento in favore delle amministrazioni resistenti delle spese del giudizio, che liquida in complessivi euro mille/00, oltre accessori come per legge.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 28 febbraio 2013 con l’intervento dei magistrati:



Nicola Maisano, Presidente FF
Giovanni Tulumello, Consigliere, Estensore
Maria Cappellano, Primo Referendario


L’ESTENSORE IL PRESIDENTE


DEPOSITATA IN SEGRETERIA


Il 28/02/2013
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Palermo/Sezione%201/2013/201300313/Provvedimenti/201300470_08.XML
















































VIA DEI SARACENI PASSAGGIO DEL CORALLO RESIDENCE HOTEL HOUSE VASSALLO BILLECI  LO SICCO
“SI CHIEDE CHE VENGA  SPOSTATO  L’ASSE VIARIA CONGIUNGENTE IL LUNGOMARE CON LA VIA LIBERTA’ IN MODO DA INCLUDERE IL GIA’ ESISTENTE PASSAGGIO DEL CORALLO”
IL CONSIGLIO COMUNALE IN SEDE DI CONTRODEDUZIONI HA ACCOLTO LA PROPOSTA

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VASSALLLO GIUSEPPE PIETRO BRUNO NUNZIO SERIO SAVOCA…… A PAG:

BILLECI SALVATORE 1937 BILLECI SALVATORE 1923 BILLECI ROCCO BRUNO PIETRO BRUNO GIUSEPPE  D’AGOSTINO ROSARIO POMIERO GIUSEPPE B.B.P. snc  LA MORGANTINA S.r.l. Palermo BRUNO GIOVANNI


La concessione edilizia in  sanatoria  n.  “Omissis”  del  “Omissis”, “Omissis” Nel dettaglio, e’  stata  sottoposta  ad  analisi  la  documentazione rinvenuta nel fascicolo relativo a  “Opere  eseguite  in  difformita’ della licenza edilizia n. 45 del “omissis”per la realizzazione di  un fabbricato in contrada”omissis”, composto  da  tre  elevazioni  fuori terra (piano terra, primo e secondo), volume  totale  mc.  3.780,31”, istante “Omissis”, beneficiari “Omissis” e “Omissis” (figli ed  eredi dell’istante).
Con Attestato di  Concessione  Edilizia  in  sanatoria  assentita  n. “Omissis”, il Responsabile del III settore U.T.C. del Comune di Isola delle  Femmine,  Architetto   “Omissis”,   attestava   che   dovevano intendersi  assentite  favorevolmente  le  istanze   di   concessione edilizia in sanatoria ex 1.47/85, presentate dalla sig.ra  “Omissis”, ormai deceduta giusta denuncia di successione n. “Omissis”,  ed  alla quale succedono, nella qualita’ di unici eredi i  figli  “Omissis”  e “Omissis”,  per  le  opere  eseguite  in  difformita’  della  licenza edilizia n.  “Omissis”  del”Omissis”,  per  la  realizzazione  di  un fabbricato in contrada “Omissis” .
La licenza  edilizia  n.  “Omissis”  del  “omissis”  si  riferiva  al progetto  per  la  costruzione  di  un  complesso   alberghiero   nel “Omissis”, in ordine  al  quale  peraltro  la  C.E.C.  aveva  imposto prescrizioni riferite alla zona  (che  non  prevedeva  tale  tipo  di insediamento) ed alla cubatura degli immobili.
Sin dalle prime fasi la realizzazione del progetto aveva  dato  luogo ad una serie di irregolarita’, contestate con piu’ o  meno  decisione dagli uffici comunali, che per la difformita’ delle opere  realizzate rispetto a quanto  previsto  nel  progetto  era  stata  oggetto,  tra l’altro, di contravvenzione elevata  dalla  Stazione  Carabinieri  di Isola delle Femmine con  verbale  datato  21.02.1983  per  violazione della legge n. 1150 del 1942, e sulla quale, infine, nel  “omissis”si era innestata la richiesta di sanatoria, ai sensi della legge 47  del 1985.

In proposito, negli atti clell’UTC e’ stato anche riscontrato un atto

di  notorieta’,  risalente  al  10.02.1981,  concernente   l’avvenuta eliminazione  di  irregolarita’  costruttive  rispetto  al   progetto originario, formalizzato  al  Comune  in  presenza  del  Sindaco  pro tempore “Omissis” ed al Segretario comunale, che veniva  sottoscritto dalla titolare della concessione edilizia, “Omissis”,  unitamente  ad altri testimoni, tra i quali spicca il gia’ noto “Omissis”.
Per meglio comprendere le illegalita’ perpetrate dall’Amministrazione comunale nel  procedimento  in  esame,  non  puo’  farsi  a  meno  di richiamare talune  fasi  salienti  della  procedura,  assai  piu’  in dettaglio descritte  nella  relazione  presentata  dalla  Commissione d’indagine, e che di seguito si riportano:
        Alla data dell’01.10.1990,  si  riscontra  la  consegna  di  una ricevuta di versamento della seconda  rata  della  oblazione  per  la richiesta sanatoria;  cio’  testimonia  che,  pur  essendo  trascorsi alcuni anni, la “Omissis”  non  aveva  provveduto  ad  effettuare  ilversamento  dell’intero  importo  entro  il  termine  stabilito   del 30.09.1986;
        Con corrispondenza del 17 gennaio 1992, indirizzata al Comune di Isola delle Femmine e, per  conoscenza,  alla  sig.ra  “Omissis”,  la Soprintendenza Beni Culturali ed  Ambientali  della  Regione  Sicilia rilevava che,  con  riferimento  alla  richiesta  di  nulla  osta  in sanatoria per la costruzione del fabbricato  sito  “omissis”  istanza deromissis”,  opere  realizzate  in  difformita’   alla   concessione edilizia  n.”omissis”  e  successive  varianti  -,   agli   atti   di quell’ufficio, non risultava il rilascio del preventivo nulla-osta;
        Con una nota indirizzata dal Comune alla signora  “Omissis”,  il 22.09.1997,  mentre  si  comunicava  che  “trattandosi  di   un’opera realizzata  in  difformita’  ad  una  licenza  edilizia,  il  calcolo dell’oblazione  e’  da  ritenersi  esatto,   poiche’   la   tipologia dell’abuso e’ riferita al punto 3 del modello “A” allegato alla legge 47/85”, e che “ l’opera, essendo stata realizzata prima  dell’entrata in vigore della L.R. 71 del 27.12.1978, non e’ soggetta al  pagamento degli oneri concessori calcolati con le modalita’ dettate dalla L. 10 del  28.01.1977”,  contemporaneamente  si  evidenziava  altresi’  che “all’interno del fascicolo non vengono rinvenuti parte dei  documenti di cui all’art. 23 della L. 47/85 ( certificato di idoneita’ Statica, Il Nulla Osta  della  Soprintendenza  ai  BaCC.AA.).  Si  trasmetteva pertanto in allegato, la diffida  con  la  quale  si  richiedevano  i documenti  di’  cui  sopra.  Nell’allegato  alla  citata   nota,   si specificava che “trascorsi infruttuosamente i termini previsti  dalla normativa vigente, sara’ applicata la disposizione prevista dal comma 1 dell’art. 40  della  Legge  28  Febbraio  1985  n.  47”  (cioe’  il pagamento di una somma pari al doppio dell’oblazione);
        Nella stessa nota, ancora, non veniva fatto alcun riferimento ai versamenti da oblazione ancora da effettuarsi ne’  ad  una  eventuale regolarizzazione di quelli gia’ effettuati  perche’  non  congrui  in relazione al “quantum” effettivamente dovuto. E  neanche  all’interno del fascicolo preso in esame e’ stato rinvenuto alcun  documento  che comprovi l’adozione da  parte  dell’amministrazione  comunale  di  un provvedimento sanzionatorio, ai sensi e per  gli  effetti  di  quanto previsto dal citato art. 40, comma 1 della L. 47/85. Per di piu’  non e’ dato sapere neppure se la diffida allegata alla nota stessa, priva di protocollo e data e priva della firma  del  Sindaco  pro  tempore, “Omissis”, sia stata o meno spedita alla “Omissis” nella forma  della raccomandata con ricevuta di’ ritorno, cosi’ come si evince dall’atto stesso;
        Ancora, con nota del 31.05.1999, il Comune, facendo seguito alla nota della Soprintendenza  ai  13B.CC.AA.  recante  prot.  13776  del 30.12.1991 (dopo ben 7  anni),  comunicava  a  quell’Ufficio  che  il fabbricato in parola era da ritenersi privo del  nulla  osta  di  cui all’art. 7 della L. 1497/39,  specificando,  altresi’,  che  “per  le ulteriori richieste si  fa  presente  che  a  causa  di  un  incendio avvenuto nel mese di novembre dell’anno 1979, non e’ stato  possibile rinvenire la pratica di che trattasi e quindi i’ relativi  grafici  e documenti”;
        Si giungeva, cosi’, alla nota prot. 4290/CC del 23.03.2006,  con la quale l’Ufficio Sanatorie abusivismo e  controllo  del  territorio del Comune, nella persona del suo responsabile Arch. “Omissis” e  del responsabile del procedimento, geometra “Omissis”,  dietro  richiesta della sig.ra “Omissis”,  certificava  che  la  pratica  di  sanatoria intestata  alla  medesima,  relativa   all’immobile   realizzato   in difformita’ alla concessione edilizia, e precisamente  con  l’aumento di superficie  utile  e  diversa  destinazione  d’uso  di  una  parte dell’edificio,  era  ancora  in  corso  di   istruttoria   da   parte dell’ufficio scrivente;
        Il 13 marzo 2009,  “Omissis”  e  “Omissis”,  nella  qualita’  di proprietari dell’immobile  oggetto  di  condono  edilizio  –  pratica “Ornissis”e nella qualita’ di unici eredi  di  “Omissis”,  originariaintestataria della pratica,  chiedevano  che  l’atto  concessorio  in sanatoria venisse  a  loro  intestato,  allegando,  tra  l’altro,  la dichiarazione di successione dalla quale si evinceva  che  “Omissis”, coniuge superstite, aveva rinunziato all’eredita’, e  dichiarando  di non avere mai ricevuto ne’ loro ne’ la propria  madre,  richieste  di integrazione e/o diniego da parte  della  Soprintendenza  ai’  BB.CC.  relativamente al vincolo paesaggistico, dopo la richiesta  di’  Nulla Osta inoltrata in data 5.3.1999. Gli stessi dichiaravano altresi’ che nella fase di  realizzazione  dell’edificio  eseguito  dalla  propria madre, giusta licenza edilizia “Omissis”e  successive  varianti,  era stata occupata in buonafede una porzione del fondo confinante per una dimensione massima della superficie occupata dal fabbricato di m. 8 x 23 circa e che  il  proprietario  del  terreno  attiguo  non  ha  mai prestato opposizione  relativa  all’occupazione  parziale  del  fondo medesimo;
        Nel corso dell’anno  2009,  inoltre,  un  ulteriore  scambio  di corrispondenza avveniva tra il Comune, che commissionava una  perizia tecnica ad un professionista esterno allo scopo di definire gli oneri urbanistici ed economici ai fini  della  definizione  della  pratica, l’AUSL  di  Carini,  che  emetteva  un   parere   di   compatibilita’ igienico-sanitaria del complesso alberghiero – esclusa la  piscina  – ed un perito di parte, che certificava che tutta  l’opera  era  stata realizzata in conformita’ al  progetto  di  concessione  edilizia  in sanatoria e che “l’istanza di condono e’ stata integrata con tutta la documentazione prevista dall’art. 26 della L.R. 37/85”. Inutile  dire che tutte le citate fonti appaiono in contraddizione tra di loro.  Infine,  con  l’attestato  di  concessione  edilizia   in   sanatoria rilasciato con il n. “Omissis” (composto da  n.  05  pagine)  l’arch.  “Omissis”,   dichiarava    che    dovevano    intendersi    assentite favorevolmente le istanze di concessione edilizia in sanatoria ex  L.  47/85, presentate dalla sig.ra “Omissis”, alla quale erano succeduti, nella qualita’ di unici eredi i figli “Omissis” e “Omissis”,  per  le opere eseguite in difformita’ della licenza edilizia n. “omissis” del “omissis”,  per  la  realizzazione  di  un  fabbricato  in   contrada “Omissis”. Detto attestato, tra l’altro, riportava:
        pagina  4,   “visti   i   bollettini   postali   di   pagamento dell’oblazione di: 1) lire 5.840.000 del 28.03.1986 –  n.826;  2)  di lire 5.840.000 del 26.03.1986; 3) lire 5.957.000 del 28.08.1986 –  n.  623”.
        pagina  4,  “vista  la  nota  del  22,09.1997  –  p.11°  10802, dell’il.T.C. con la quale si comunica che il  calcolo  dell’obiezione e’ esatto. Nella stessa nota risulta che,  essendo  l’opera  eseguita prima dell’entrata in vigore della L.R. 71/78,  non  e’  soggetta  al pagamento degli oneri concessori”.
Tali attestazioni  danno  conferma  del  sospetto  circa  il  mancato pagamento dell’intera oblazione –  segnatamente  della  seconda  rata pari a 5.840.000 lire – non essendo stato rinvenuto alcun documento a comprova del citato versamento, asseritamente effettuato il 26  marzo 1983 e quindi in data antecedente al primo;  come  invece  asseverato dalla perizia di parte ed attestata  nel  provvedimento  di  rilascio della concessione.
Le lungaggini, le contraddizioni e le carenze istruttorie,  oltreche’ materiali, rilevate nel procedimento  sopra  sommariamente  descritto trovano giustificazione alla luce delle notizie che emergono in  capo ai soggetti protagonisti della vicenda.
“Omissis”   e   “Omissis”,   infatti,   sono   figli   di   “Omissis” (classe”Omissis”), deceduto a Palermo il  “Ornissis”e  gia’  reggente della famiglia mafiosa  di  Capaci  ed  Isola  delle  Femmine,  e  di “Omissis”, il cui fratello, “Omissis”, nato a Capaci il “Omissis”  e’ stato tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “San Lorenzo 2” e successivamente condannato per concorso in associazione mafiosa.  Sul conto di  “Omissis”,  sono  emersi  numerosi  pesanti  precedenti penali e di polizia:    – 20.12.2000, con  sentenza  a  seguito  di  giudizio  abbreviato, veniva condannato, dal Tribunale di Palermo, per il reato di concorso in associazione mafiosa art. 416 bis C.P.;
        15.03.2002, con sentenza n. 814 veniva  condannato  dalla  Corte d’Appello di Palermo per il reato di concorso in associazione mafiosa ex art. 416  bis  C.P.;  la  sentenza  si  riferiva  all’arresto  del 28.07.1999 per i reati commessi in Palermo dal settembre 1982 in poi;
        12.07.2004,  gli  veniva  notificata  l’ordinanza  emessa   dal Magistrato di Sorveglianza  di  Palermo,  avente  n.  259/04  R.O.  e n.87/03 R.G.M.S. datata 12.05.2004, con  la  quale  si  applicava  la misura della liberta’ vigilata per la durata di anni 1 (uno);
        17.01.2005, in ottemperanza al decreto di  sequestro  n.  201/04 RMP,  emesso  dal  Tribunale  di’  Palermo  –   Sezione   Misure   di Prevenzione, il 28.12.2004, la Compagnia CC di  Carini  procedeva  al sequestro di beni riconducibili al citato “Omissis” classe 1959, alla madre convivente “Omissis” e alla “Omissis”;
        14.02.2008, il Tribunale  di  Palermo  applicava  la  misura  di prevenzione della sorveglianza speciale della  P.S.  con  obbligo  di soggiorno nel Comune di residenza per la durata di anni tre;
        17.06.2008,  sottoposto  alla  misura  di   prevenzione   della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune  di  Capaci con decreto n. 201/04 RMP del Tribunale  di  Palermo,  notificato  il 19/05/2008, veniva denunziato, in stato di liberta’ per violazione di cui all’art. 9 comma 2 L. n.1423 del 27/12/1956, dalla Stazione CC di Palermo  per  essersi  allontanato  dal  Comune   di   Capaci   senza l’autorizzazione dell’A.G. competente;

        18.04.2012, segnalato in atti da parte  del  Nucleo  di  Polizia Tributaria della  Guardia di Finanza di Palermo,  per  violazione  dell’art.  31  L. 646/82; nello specifico ometteva di comunicare l’avvenuta  variazione patrimoniale pari ad  euro 132.450,00.

Si aggiunga che i legami tra le famiglie “Omissis”,  di  Capaci  sono dimostrate ed attestate, oltre che da stretti  rapporti  familiari  – “Omissis” (classe “Omissis”) e “Omissis”,  (classe  “Omissis”)  sono, infatti, cognati, anche da rilevanti interessi economici.
Risultano,  a  tal  proposito,  numerose  compartecipazioni  tra   il “Omissis”,  (classe  1937)  ed  il  “Omissis”,  (classe  ‘59),  anche unitamente ad altri soggetti mafiosi in numerose societa’ tra cui:
        “OMISSIS”  tra  gli  altri,  erano   soci   “Omissis”   (classe “Omissis”), “Omissis” (classe  “Omissis”),  gia’  noto,  e  “Omissis” (classe “Omissis”).
        “OMISSIS”, facente capo al  boss  mafioso  “Omissis”  (fondatore della societa’ nel 1974), tra gli altri, si annoveravano quali  soci, “Omissis” (classe “Omissis”), “Omissis” (classe “Omissis”), “Omissis” (classe “Omissis”), “Omissis” (classe “Omissis”),  “Omissis”  (classe “Omissis”),   “Omissis”   (classe   “Omissis”),   “Omissis”   (classe “Omissis”), “Omissis” di  cui  si  e’  gia’  ampliamente  parlato  in precedenza;
        “OMISSIS” con sede in Palermo, via  “Omissis”,  si  annoveravano quali  soci,  “Omissis”   (classe   “Omissis”),   “Omissis”   (classe “Omissis”),  “Omissis”  (classe  “Omissis”)   e   “Omissis”   (classe “Omissis”). La societa’ aveva come oggetto l’assunzione  di  pubblici appalti ed e’ stata posta in fallimento il “Omissis”, poi oggetto  di misura di prevenzione;
        “OMISSIS” si annoveravano, tra gli altri, quali soci,  “Omissis” (classe ‘Omissis”), “Omissis” (classe “Omissis”),  “Omissis”  (classe “Omissis”). La societa’, costituita nel “Omissis”, aveva come oggetto la gestione, produzione, trasformazione di “Omissis”;
        “OMISSIS”  si  annoverano   quali   soci,   “Omissis”   (classe “Omissis”),  “Omissis”  (classe  “Omissis”)   e   “Omissis”   (classe “Omissis”).

Ulteriori elementi che dimostrano la commistione d’interessi  tra  lefamiglie “Omissis” con la consorteria criminale locale si  rinvengono anche dai numerosi negozi giuridici posti in essere nel tempo:
        anno 1981, “Ornissis”  (classe  1937),  unitamente  a  “Omissis” (classe  “Omissis”)  e  “Omissis”  (classe  “Omissis”),  cedevano  un terreno, a titolo gratuito, al Comune di Capaci;
        anno 1986, “Omissis” (classe “Omissis”), unitamente a  “Omissis” (classe “Omissis”),  “Omissis”,  “Omissis”,  “Omissis”  e  “Omissis”, acquistavano  una  vasto  terreno  nella  Contrada  quattro   Vanelle (distante 150/200 metri circa dal luogo dell’esplosione  della  bomba che causo’ la strage di Capaci del 23 Maggio 1992);
        anno 1986, “Omissis” (classe “Omissis”), unitamente alla di  lui moglie, vendeva a “Omissis” (classe “Omissis”)  e  “Omissis”  (classe “Omissis”), rappresentati dai genitori “Omissis” (classe  “Ornissis”) e “Omissis”, due appartamenti per  lire  200.000.000  (il  “Omissis”, mafioso appartenente alla famiglia di Capaci, e’ stato indicato  come prestanome della suddetta cosca mafiosa).
        anno 1986, “Omissis”  (classe  “Omissis”)  vendeva  a  “Omissis” (classe “Omissis”) un appezzamento di terreno;
        anno 1989, “Omissis” (classe “Omissis”), unitamente a  “Omissis” (classe “Omissis”) e “Omissis”  (classe  “Omissis”),  ricevevano,  da terzi, la proprieta’ di un altro terreno;
        anno 1990,  “Omissis”  e  “Omissis”  acquistavano  da  terzi  un immobile;

Si evidenzia, altresi’, che la famiglia  di  Capaci  ed  Isola  delle Femmine, il cui reggente era proprio i/ “Omissis” (classe “Omissis”), faceva capo al mandamento mafioso di San Lorenzo.
I collegamenti principali di “Omissis” (classe “Omissis”) erano con i seguenti soggetti:
        “Omissis”, nato a Palermo il “Omissis” (capomafia di Capaci);
        “Omissis”, nato a Capaci il “Omissis”;
        “Omissis”, gia’ noto;
        “Omissis”, nato a Cinisi il “Omissis”  (latitante  e  famigerato “Omissis” di Cinisi).
        “Omissis”, nato a Capaci i/ “Omissis” (“Omissis”  pregiudicato), azionista  della  nota  “Omissis”.  facente  capo  al  boss   mafioso “Omissis” di Cinisi, e’ cugino di “Omissis” (classe “Omissis”). 

 PAGINA 43/48 DELLA RELAZIONE DELLA PREFETTURA DI PALERMO 

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
PROVINCIA DI PALERMO
III SETTORE – SERVIZIO: SANATORIE EDILIZIE
Pratica edilizia n. 45/1973
Pratica di sanatoria edilizia n. 20/1981 

ATTESTATO DI CONCESSIONE EDILIZIA
IN SANATORIA ASSENTITA N. 12 DEL 14/05/2009
IL RESPONSABILE DEL III SETTORE U.T.C.
* * *
Vista la Legge urbanistica n. 1150/42 e ss.mm.ii.;
Vista la Legge n. 10 del 28/01/1977;
Vista il D.M. LL.PP. del 10/05/1977;
Vista la Legge n. 457 del 05/08/1978;
Vista la Legge Regionale n. 71 del 27/12/1978;
Vista la Legge Regionale n. 70 del 18/04/1981;
Vista la Legge n. 47/85;
Vista la L.R. n. 4 del 2003;
Vista La L.R. n. 7 del 2003;
Viste le istanze di concessione edilizia in sanatoria a firma della sig.ra Vassallo Antonietta,  omissis ai sensi D.Lgs n. 196/03 sulla tutela dei dati personali, inoltrate in data 29.03.1986  
– numero progressivo 0453451208 – protocollo n. 02468, con le quali chiedeva, ai sensi  della Legge 47/85, con modello A: la concessione in sanatoria per venti residenze non  primarie in difformità della licenza edilizia n. 45/75 e con il Modello B: il cambio di  destinazione d’uso da commerciale a residenziale non primarie;

Accertato che l’istante aveva titolo per richiedere la concessione edilizia in sanatoria,  giusto atto di vendita del 09.08.1971, registrato in data 10.09.1971 al n. 30541 e n. 23868,  

ai rogiti del dott. Marretta Domenico, Notaio in Piana degli Albanesi. Dall’atto di  


provenienza risulta che i sig.ri Vassallo Vincenzo e Siino Sebastiano hanno venduto, alla  



sig.ra Vassallo Antonietta, sopra generalizzata, un tratto di terreno edificabile nel territorio  

di Isola delle Femmine, c.da Piana, p.lla n. 440 derivata dalla particella 53, del foglio di  
mappa n. 3;


Vista la licenza edilizia originaria n° 46 rilasciata il 17.08.1966 a nome di Vassallo Vincenzo  e Sebastiano;
Vista la licenza edilizia n° 45 del 04.03.1975 , rilasciata alla sig.ra Vassallo Antonietta,  nella qualità di nuova proprietaria, giusto atto di compravendita del 09.08.1971, per la: realizzazione di trascritta presso la CC.RR.II. di Palermo il ……….. ai nn. ………/……….. un  complesso alberghiero a tre piani fuori terra oltre uno seminterrato in viale dei Saraceni al  

fg. 3 – p.lla n. 53;
Vista la licenza di variante del 15.01.1976 relativa al piano seminterrato;
Visti gli elaborati grafici a firma del tecnico incaricato l’architetto Gaetano Scolaro, iscritto  
all’Ordine degli Architetti della Provincia di Palermo al n. 1805, da cui risulta che  

l’immobile oggetto di concessione edilizia in sanatoria è stato realizzato in difformità della  

licenza edilizia originaria n 45 del 04.03.1975 e successive varianti.


Dagli elaborati grafici a firma del tecnico incaricato sopra indicato, risulta che l’immobile  consta di tre elevazioni fuori terra (piano terra, primo e secondo) cosi articolato: Al piano  

terra – dodici unità abitative, più vano scala, corridoio e locale adibito a deposito e locale  



autoclave posto all’esterno all’edificio; il tutto con una superficie pari a mq. 916,78. Al 



piano primo: nove unità abitative, vano scala, corridoio e terrazzo; il tutto per una 



superficie pari a mq. 568,01. Al piano secondo, accessibile dal torrino scala: un’unità 

abitativa con una superficie pari a mq 69,00 e lastrico solare allo stesso livello. La 

volumetria totale dell’edificio è pari a mc. 3.780,31.


Accertato dagli elaborati grafici che l’abuso oggetto di sanatoria edilizia consiste :
1) nella diversa distribuzione interna del piano, originariamente seminterrato, che diviene  piano terra, ed ampliamento all’interno della sagoma originariamente assentita con  l’ultima licenza edilizia n. 45/1975; 2) nel cambio di destinazione d’uso da (commerciale): 65 bar, ristorante, direzione ecc.. a unità residenziale in ambito  

alberghiero; 
3) nell’ampliamento al piano secondo (lastrico solare) del torrino scala, con la  

definizione di un’unità abitativa. Visto l’atto di notorietà del 10.02.1981 sottoscritto dalla  
de cuius sig.ra Vassallo Antonietta, nella quale dichiarava che l’edificio sito in Via Dei  
Saraceni del Comune di Isola delle Femmine, composto da Piano Seminterrato e da piano  
rialzato era stato iniziato nel mese di aprile 1975 ed era stato completato nelle sue  
strutture essenziali alla data del 30.12.1976;


Vista la perizia sulla consistenza dell’immobile, giurata in data 24.09.1990 –cronologico n.  14337, dall’architetto Gaetano Scolaro, sopra generalizzato, con la quale attesta, (…) che  

la signora Vassallo Antonietta ha realizzato sul lotto di terreno censito al catasto al foglio  



di mappa n. 3 – particella n. 440, un edificio a tre elevazioni fuori terra, adibito a  



complesso alberghiero. L’immobile al momento del sopralluogo era completamente rifinito  



in ogni sua parte, sia interna che esterna. Esso risulta composto al piano terra da 12 unità  
abitative più un vano adibito a contatori enel, un ambiente deposito ed un locale autoclave  
all’esterno dell’edificio; al piano primo da 9 unità abitative; al piano secondo da una unità  
abitativa;


Il tecnico dichiara altresì che gli scarichi dell’immobile sono convogliati nella fognatura  dinamica comunale.
Accertato dai rilievi aereo-fotogrammetrici, volo del gennaio 1977, che l’immobile era già  esistente nella sua sagoma.
Vista la catastazione a firma dell’architetto Gaetano Scolaro, e le visure nn. Pa0363764 del  28.08.2008, secondo cui l’immobile risulta intestato ai sig.ri Billeci Leonarda e Vincenzo,  
sopra generalizzati, e censito nel seguente modo: foglio n. 3 – p.lla n. 440 – sub. 3, ctg.  

C/2; foglio n. 3 – p.lla n. 440 – da sub. 4 a sub. 23, ctg. A/3; foglio n. 3 – p.lla n. 440 – sub.  
26 lastrico solare;
Vista la nota del 22.03.1999 con la quale il Genio Civile di Palermo attesta il deposito del  certificato di idoneità sismica redatto dall’architetto Gaetano Scolaro, iscritto all’Ordine  


degli Architetti della Provincia di Palermo al n° 1805, d epositato ai sensi della L. 64/74 e  

ss. DD.MM., presso il Genio Civile di Palermo in data 22.12.1998 – protocollo n. 28416/98 –  
Sezione I – pratica edilizia n. 3254/98;

Vista la domanda di Nulla Osta inoltrata alla Soprintendenza ai BB.CC.AA. in  data 05.03.1998 e la successiva nota della Soprintendenza ai BBCCAA con la  

quale vengono comunicati, su richiesta della ditta, gli estremi della pratica –  
ricevuta di protocollo n. 5519 del 06.03.1999.

Visto il parere igienico-sanitario favorevole dell’AUSL – p.llo n. 701/IP del 23/04/2009;
Vista la nota del 13 marzo 2009 – p.llo n. 4353, presentata dai sig.ri Billeci Leonarda e  Vincenzo, sopra generalizzati, nella qualità di nuovi proprietari in quanto unici eredi come  

indicato nella denuncia di successione allegata, numero 43 – volume n. 392 – del  
26.08.2008, con cui chiedono che l’atto concessorio in sanatoria venga a loro intestato  
nella qualità di unici proprietari. Nella nota trasmettono: 


1) dichiarazione di successione; 
2) nota con cui intendono avvalersi del silenzio assenso della Soprintendenza ai BB.CC.AA; 
3) dichiarazione redatta ai sensi dell’art. 938 del c.c.; 3) certificati del Ministero di Grazia e  Giustizia, nn° 84126/2008/R e 84498/2008/R del 11/12/2008 e 13/12/2008;
Vista la dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del D.P.R. n° 445/2000, trasmessa dal  sig. Billeci Vincenzo…omissis…, in data 13 marzo 2009 – con nota p.llo n° 4353, s

ottoscritto dai figli delle sig.ra Vassallo Antonietta, nella qualità di unici eredi: Billeci  
Vincenzo …omissis… e Billeci Leonarda …omissis…, con la quale intendono avvalersi  
dell’articolo n°938 del c.c.;


Vista la Dichiarazione di Successione aperta in data 14.05.2007 presentata al numero 43 –volume n. 392 – in data 26.08.2008. Dalla denuncia di successione risulta che alla morte della sig.ra Vassallo Antonietta nata a Capaci il 30.08.1946 – codice fiscale: VSS NNT 46M70B645K, risultano eredi: 1) Billeci Leonarda, …omissis…;2) Billeci Vincenzo, …omissis…;


Vista la dichiarazione sostitutiva di notorietà del 13/03.2009 – p.llo n. 4353, sottoscritta ai sensi del D.P.R. n° 445/2000 a firma degli eredi de lla sig.ra Vassallo Antonietta, i sig.ri Billeci Leonarda, …omissis…, e Billeci Vincenzo, …omissis…, con la quale dichiarano di non avere ricevuto né loro né la propria madre, Vassallo Antonietta, richieste di integrazione o provvedimenti di diniego da parte della Soprintendenza ai BBCCAA, dopo la richiesta di Nulla Osta inoltrata in data 05.03.1999 di cui alla ricevuta n. 5519 del 06.03.99  con la stessa, i sig.ri Billeci Vincenzo e Leonarda, sopra generalizzati, ai sensi dell’ l’art. 17 – comma 6° della L.R. n. 4 del 16.04.2003 – intendono avvalersi del parere assentito;

Visti i certificati rilasciati dal Ministero Grazia e Giustizia – Generale casellario giudiziale– 

n° 84126/2008/R, del 11/12/2008 e n° 84498/2008/R – r elativo ai sig.ri Billeci Vincenzo, …omissis…, e Billeci Leonarda, con i quale si attesta che nella Banca del Casellario giudiziale risulta per entrambi i soggetti: NULLA.

Vista la comunicazione dei signori Billeci Vincenzo e Billeci Leonarda, sopra generalizzati, 

del 11/05/2009 – p.llo n. 7726, con la quale in termini di legge intendono assentita la   concessione edilizia in sanatoria, per decorrenza dei termini, come disposto dalla L.r.  04/2003 – articolo n. 17;

Vista la perizia giurata dall’ingegnere Stefano Francavilla, iscritto al relativo Albo degli  Ingegneri della Provincia di Palermo al n° 5897, re datta ai sensi dell’art. 17 della L.r. n.  04/2003, al fine della definizione della pratica edilizia, attestante che il corpo di fabbrica  per il quale è richiesta la concessione in sanatoria, non ricorre alcuna delle ipotesi di   insanabilità previste dalla vigente normativa, giurata presso il Tribunale di Palermo, il   07/05/2009 ed introitata al protocollo del Comune al n. 7726 del 11/05/2009;
Visti i bollettini postali di pagamento dell’oblazione di: 1) lire 5.840.000 del 28.03.1986 –  

n. 826; 2) di lire 5.840.000 del 26.03.1986; 3) lire 5.957.000 del 28.08.1986 – n. 623;

Vista la nota del 22.09.1997 – p.llo n. 10802, dell’U.T.C., con la quale si comunica che il  

calcolo dell’oblazione è esatto. Nella stessa nota risulta che, essendo l’opera eseguita   prima dell’entrata in vigore della L.r. 71/1978, non è soggetta al pagamento degli oneri   concessori;

Viste le leggi 47/85 e successive modifiche ed integrazioni e L.R. 37/85 e successive  

modifiche ed integrazioni;

Visto il comma 1 dell’art.39 della L. 724/94 con le modifiche introdotte dall’art. 2 comma  

37 lett. B della L. 662/96 e riscontrato che nulla osta al rilascio della concessione edilizia in   sanatoria;

Vista la L.R. n. 04/2003;
ATTESTA
che devono intendersi assentite favorevolmente, le istanze di concessione edilizia in  

sanatoria ex lege 47/85, presentate dalla sig.ra Vassallo Antonietta, …omissis…, inoltrate   in data 29.03.1986 – numero progressivo 0453451208 – protocollo n. 02468, con modello  A e modello B, ormai deceduta giusta denuncia di successione numero 43 – volume n. 392 – del 26.08.2008 ed alla quale succedono, nella qualità di unici eredi, i figli: Billeci  Vincenzo, …omissis…, e Billeci Leonarda, …omissis…, per le opere eseguite in difformità  della licenza edilizia n. 45 del 04.03.1975 per la: realizzazione di fabbricato in contrada  

Piana, al catasto urbano al foglio di mappa n. 3 – particella n. 440 dal sub. 3 al sub. 26,  



composto da tre elevazioni fuori terra (piano terra, primo e secondo), così articolato: al 



piano terra: dodici unità abitative al piano terra, più vano scala, corridoio e locale adibito a 


deposito, e locale autoclave esterno all’edificio; il tutto con una superficie pari a mq. 



916,78; al piano primo: nove unità abitative, vano scala, corridoio e terrazzo; il tutto per 



una superficie pari a mq. 568,01; al piano secondo, accessibile dal torrino scala: un unità 



abitativa e lastrico solare allo stesso livello. La volumetria totale dell’edificio è pari a mc. 3.780,31, così come riportato negli elaborati grafici che allegati alla presente, ne fanno parte integrante e sostanziale. La presente attestazione di concessione edilizia in sanatoria viene rilasciata fatti salvi i diritti dei terzi.


A norma dell’art. 36 della L.R. 71/78 il presente atto sarà trascritto presso la Conservatoria 

dei RR.II. di Palermo, con carico della spesa al concessionario. A norma dell’art. 36 della 
L.R. 71/78 la presente Concessione Edilizia in Sanatoria sarà trascritta presso la  Conservatoria dei RR.II di Palermo, a nome degli attuali proprietari, nella qualità di unici  eredi, Billeci Vincenzo, …omissis…, e Billeci Leonarda, …omissis…, con carico della spesa 
al/i concessionario/i.


Il Responsabile del III Settore U.T.C.
Architetto Sandro D’Arpa
SI CERTIFICA
Su conforme relazione del messo comunale, che la presente concessione è stata pubblicata 

all’albo pretorio, ai sensi dell’art.37 della L.R. 71/78 per 15 giorni consecutivi, da l 
___________ al _____________ e che contro la stessa _____ sono stati presentati 






opposizioni o reclami.
Isola delle Femmine_________
Il Segretario Comunale
Dr. Manlio Scafidi

Estratto di concessione edilizia
n.10 del 30.05.2011

FIGLI DI VASSALLO ANTONIETTA E BILLECI SALVATORE 

Nomina al Responsabile del III Settore, arch. Sandro D’Arpa, a rappresentare il Comune di Isola delle Femmine per la stipula dell’atto relativo alla cessione a titolo gratuito delle aree, censite al catasto terreni al fg. n. 3, p.lla n. 1790, per la reali
Atto numero 76 

del 29-08-2008





Tipo di Atto: DELIBERA DI GIUNTA
Allegato: DGM00076.DOC (27 kb) File con estensione doc

Il Sindaco, Gaspare prof. Portobello sottopone all’approvazione della Giunta Comunale la seguente proposta di deliberazione:
Nomina al Responsabile del III Settore, arch. Sandro D’Arpa, a rappresentare il Comune di Isola delle Femmine per la stipula dell’atto relativo alla cessione a titolo gratuito delle aree, censite al catasto terreni al fg. n. 3, p.lla n. 1790, per la realizzazione delle quali è stato ottenuto lo scorporo degli oneri di urbanizzazione primaria relativi agli immobili realizzati con C.E. n. 09/02, prospicienti su detta strada;

LA GIUNTA COMUNALE

Premesso che:
•         Che in data 14/05/2002 veniva rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine la Concessione Edilizia n. 09/02, al Sig. Arena Giovanni, nato a Palermo il 15.06.1931, per la realizzazione di un insediamento residenziale su un’area sita in località “Quattro Vanelle” Via Passaggio della Tortora, identificata al N.C.T. al foglio di mappa 3 particella 1791 (ex 248/249 e 256), successivamente volturata al nuovo proprietario in data 01/09/2003 sig. Billeci Salvatore, nato a Capaci il 29/05/1937 e residente in Isola delle Femmine, Passaggio del Cedro n. 6, codice fiscale  BLL SVT 37E29 B645L, in forza dell’Atto di Permuta stipulato il 16/07/2003 presso il Notaio Francesco Rizzuto, Rep. n. 64703, registrato in Palermo il 29/07/2003 al n. 75925;
•         Che ai fini edificatori del lotto identificato al catasto – foglio n. 3 particella n. 1791, l’Ufficio Tecnico Comunale con nota p.llo n. 14137 del 12.11.2001 esprimeva la necessità della realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria, relative alla viabilità previste nel Piano Particolareggiato
•         Che in data 16.02.2007- veniva rilasciata dall’U.T.C., la concessione edilizia n. 3, ai sensi della L.N. 10/1977 art. 9 lettera “f”, per l’esecuzione di opere di urbanizzazione primaria consistenti nella “realizzazione della rete di distribuzione idrica, della rete fognante, della rete di distribuzione dell’energia elettrica, dell’impianto di illuminazione della rete stradale nonché della realizzazione della rete stradale nel lotto di terreno sito in Isola delle Femmine, Passaggio delle Tortore censito al N.C.T. al foglio 3 particella n. 1790;

Considerato che :
•         che il sig. Billeci Salvatore, nuovo proprietario intende ottemperare a quanto disposto dall’Ufficio Tecnico comunale, con nota p.llo n. 14137 del 12.11.2001, e procedere alla cessione a titolo gratuito delle aree, censite al catasto terreni al fg. n. 3, p.lla n. 1790, per la realizzazione delle quali è stato ottenuto lo scorporo degli oneri di urbanizzazione primaria relativi agli immobili realizzati con C.E. n. 09/02, prospicienti su detta strada;
•         che tale cessione deve avvenire in presenza di un Notaio;

Delibera

Autorizzare il responsabile del III Settore, arch. Sandro D’Arpa, a rappresentare il Comune di Isola delle Femmine per la stipula dell’atto relativo alla cessione a titolo gratuito delle aree, censite al catasto terreni al fg. n. 3, p.lla n. 1790, per la realizzazione delle quali è stato ottenuto lo scorporo degli oneri di urbanizzazione primaria relativi agli immobili realizzati con C.E. n. 09/02, prospicienti su detta strada;
Pareri ed attestazioni resi ai sensi e per gli effetti dell’art. 49 del t.u. sull’ordinamento degli enti locali, approvato con D.lgs. 18/08/2000, n° 267, relativi alla proposta indicata in oggetto:

Si esprime parere favorevole sulla regolarità tecnica della superiore deliberazione

           Il Direttore Generale
F.to      Dr. Manlio Scafidi


LA GIUNTA COMUNALE

Vista la superiore deliberazione, corredata dal parere prescritto;
Ritenuta meritevole di approvazione;
Con voti unanimi, espressi per alzata di mano, accertati e proclamati dal Sindaco

DELIBERA

Di approvare la superiore proposta di deliberazione, corredata dal prescritto parere, rendendola immediatamente esecutiva.

ISOLA DELLE FEMMINE:



CAPACI ISOLA DELLE FEMMINE LE FAMIGLIE:



L’UFFICIO TECNICO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE TERRITORIO  SENTENZE:

SENTENZA 226 98 PROC 2585 90 5236 93 CONC 52 88 54 81 53 80 68 89 SAMANTA COSTR CANEPA SALVATORE LIC 27 89 SIALMA COSTR SOCIO MANNINO GIUSEPPE TOMMASO CEC 79 88 PIETRO BRUNO



SENTENZA 267 99 PROC 384 96 2419 94 PARERE NEG CEC ALBERT RAPPA 28 1 1993 2 2 1993 SAN  SIINO ANTONIO SU TERRENO LIMITROFO BELLIS ERNESTA RAPPA 4 VILLETTE



SENTENZA 652 00 PROC 1791 95 6166 95 CONC AGIB ABITAB IN ASSENZA VARIANTE SU LIC 9 1990 PAGANO COSIMO CUTINO PIETRO EDIL ROMEO ALBERT NOTO ANTONIO BRUNO MARIA LAURA BOLOGNA










CAPACI, ISOLA, BRUNO FRANCESCO, VASSALLO SALVATORE, BILLECI
SALVATORE, BADALAMENTI, COPACABANA, RICCOBONO,ENEA,MAFIA,SCIOGLIMENTO
CONSIGLIO COMUNALE ISOLA,TAR ROMA
2989/2013,TAR PALERMO 313/2013   

Trent’anni per una sentenza gli impuniti della giustizia-lumaca

Trent’anni per una sentenza gli impuniti della giustizia-lumaca

È LA giustizia negata per lentezza, ripiegata su se stessa, stritolata da biblici tempi burocratici, mentre chi propone una causa nel frattempo muore oppure decide di risolvere la controversia giudiziaria con metodi “fai-da-te”. In Sicilia per una causa civile trascorrono anche trent’anni, per arrivare alla sentenza di primo grado nei processi penali si attendono fino a otto anni. In molti casi arriva la prescrizione, per sentenze depositate anche due anni dopo la fine del processo, a salvare dal carcere pericolosi mafiosi.
Un calvario per chi entra nei tribunali dell’Isola, da imputato o da vittima. C’è chi arriva per dividere un’eredità e vede le proprietà sfiorire sotto i propri occhi mentre le udienze vengono rinviate di mese in mese.
C’è chi vuole divorziare ma non ce la fa. Ci sono le donne che denunciano il proprio stalker e alla fine preferiscono fuggire senza aspettare di avere giustizia. Ci sono i truffati costretti, per svariati motivi, a vedere in libertà il loro truffatore. QUAL è il perché della giustizia lumaca? Molte cause e pochi magistrati. Questo è il principale motivo.
UFFICI SOTTO ORGANICO In Sicilia c’è un vuoto di 188 magistrati, tra giudici e pubblici ministeri. Si tratta del 15 per cento del dato nazionale (1.446). Le cause civili pendenti nel solo distretto della Corte d’appello di Palermo, che comprende anche i Tribunali di Trapani e Agrigento, sono 117.836.
Si devono attendere quattro anni e sette mesi per arrivare alla definizione in appello di un processo.
Quasi tre anni per il primo grado. Gli organici sono sempre più sofferenti: 25 i magistrati al civile sui 59 previsti dalla pianta organica. Risultato? Sono 750 i processi a testa. Il presidente della Corte d’appello di Palermo, Vincenzo Oliveri, ha ammesso: «La giustizia civile è la più malconcia delle forme di giustizia.
Condanne sono arrivate anche dall’Europa per l’incapacità di assicurare la conclusione dei processi in tempi ragionevoli».
Non va meglio nel resto dell’Isola.

A Catania, Siracusa e Ragusa le cause pendenti davanti al Tribunale civile sono 15 mila. Ci vogliono dai tre ai quattro anni per arrivare alla definizione in primo grado,e cinque per l’appello. I magistrati sono 90, con un organico inferiore di 20 unità rispetto alla normalità. A Caltanissetta per smaltire l’arretratoi magistrati hanno spinto i motori a tutta forza, ma sono riusciti a definire solo i 7 mila procedimenti dell’anno in corso: ne rimangono altrettanti a giacere sulle scrivanie del tribunale.
A Messina il presidente della Corte d’appello, Nicolò Fazio, dopo avere snocciolato dati sconfortanti nel suo discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario, ha esclamato: «Che Iddio ci assista». Dei 19 magistrati previsti, in servizio ce ne sono solo sei. Segreterie e cancellerie sono sotto organico del 40 per cento.
Dal 1998 non viene bandito un concorso per cancellieri.
Diverso il punto di vista degli avvocati. Dario Greco è il presidente dell’Aiga, l’associazione italiana dei giovani avvocati: «Le udienze saltano anche perché i magistrati vengono trasferiti e le cause rimangono congelate fino a un anno. Non dimentichiamo, poi, la scarsezza delle tecnologie in dotazione ai tribunali». 
Piergiorgio Morosini, il giudice della trattativa Stato-mafia, fino all’anno scorso nell’Anm, aggiunge: 
«Bisogna anche fare autocritica. Le procedure delle notifiche degli atti risalgono al 1910 e i riti processuali sono identici sia per chi guida senza patente sia per chi commette un omicidio. C’è anche da dire che molti magistrati non hanno una buona organizzazione del lavoro. Anche questa è una delle cause che aumentano il carico di fascicoli».
Per comprendere il complesso funzionamento di questa macchina inceppata basta ascoltare le storie di chiè costretto ad averea che fare per anni con la giustizia. Un piccolo viaggio nella Sicilia senza giustizia.
STALKER IMPUNITI I femminicidi hanno scatenato polemiche sullo scarso seguito dato alle denunce per stalking. Il disegno di legge appena approvato dal Consiglio dei ministri prevede una stretta sui mariti violenti. In Sicilia, in un anno e mezzo, sono state quindici le donne uccise dal loro uomo. Le vittime di stalking rischiano la vita, ma anche in questo caso non c’è alcuna accelerazione delle procedure. Pina ha 30 anni e due anni fa ha deciso di scappare dal marito violento e ubriacone. Una notte ha abbandonato la sua casa di Carini con i figli di 6 e 8 anni. Subito dopo ha presentato una denuncia per stalking che non ha ancora avuto alcun seguito.
Lui continua a perseguitarla, nonostante lei si sia trasferita in una comunità perché la famiglia di origine non l’ha accettata in casa. «Tutta la documentazione prodotta – racconta l’avvocato della donna, Maximillian Molfettini – è ancora ferma sul tavolo del gip».
Di storie come quella di Pina ce ne sono tante in Sicilia. L’avvocato di Rosi, una ragazza di Palermo, è arrivato fino a Siracusa per cercare di rintracciare il marito che la picchiava e la maltrattava. Anche Rosi due anni fa ha presentato denuncia, ma il Tribunale non ha emesso alcun provvedimento, racconta l’avvocato della vittima, e nel frattempo il marito violento è scappato a Siracusa portandosi via i figli di 4 e 6 anni.
«C’è anche il dramma di riuscire a selezionare – spiega un investigatore – tra reali casi di persecuzione ed episodi isolati di violenza. E intanto le pratiche si accumulano».
Alla Procura di Palermo sono cinque i magistrati che si occupano dei fascicoli per maltrattamenti in famiglia e stalking. «È un’emergenza continua – dice il procuratore aggiunto Maurizio Scalia, che coordina il pool – e con la nuova legge sarà destinato un altro magistrato al gruppo». In un anno, dal 2011 al 2012, sono stati 758 gli esposti a Palermo per stalking e 168 le richieste di custodia cautelare avanzate dai magistrati. 
TRUFFATI E BEFFATI Nel 2005 in otto vennero truffati a Catania da Vittorio Agugliaro, pseudo-procacciatore d’affari per Montepaschi. I falsi finanziamenti alle vittime, tutte agganciate tra parenti e amici, gli fruttarono 500 mila euro.
Dopo sette anni dalla denuncia, nel 2012 è stato definito il primo grado di giudizio per l’accusato. L’appello è ancora una chimera e intanto una delle tre vittime, assistita dall’avvocato Gianluca Costantino del foro catanese, è morta senza poter godere del risarcimento che è stato riconosciuto nel dicembre scorso.
«Spesso – spiega l’avvocato Molfettini – l’iter per la denuncia di truffa si conclude con l’archiviazione, anche dopo quattro anni. E se non si incorre nell’archiviazione si rischia la prescrizione».
In dodici, raggirati a Catania per un milione di euro da falsi promoter di Wind con schede telefoniche internazionali, aspettano dal 2006, nonostante le indagini abbiano individuato i responsabili, che venga fatta giustizia. Il reato si prescrive in sette anni, e tra qualche giorno i truffatori potrebbero farla franca.
DIVORZIO, ANZI CALVARIO Le separazioni non consensuali sono una via crucis per chi non riesce a trovare un accordo. Bisogna attendere da cinque a otto anni per definire la separazione. Lo sottolinea l’avvocato Simona Giuffrida, che da sei anni si occupa di famiglia e divorzi. A Messina una coppia dovrà aspettare un anno e mezzo per la prima udienza istruttoria perché il giudice è andato in maternità ed è stato sostituito da un giudice onorario, che non può assumere decisioni che riguardino i minori. E la coppia ha un bambino di tre anni. «I coniugi in separazione sono talmente stanchi di aspettare i tempi del giudice che preferiscono arrivare a una soluzione fai-da-te, rinunciando anche ai loro diritti», dice l’avvocato Giuffrida. È successo a due quarantenni che, dopo i primi provvedimenti presidenziali, avevano già altri compagni e altri figli. Due anni più tardi sono arrivati davanti al giudice, ancora prima della sentenza di separazione. Lui ha accettato che il figlio di sei anni seguisse la madre nella città dove nel frattempo si era trasferita con il nuovo compagno, mentre lei ha rinunciato a parte dell’assegno di mantenimento.
LA GUERRA DEI TRENT’ANNI Due famiglie ad Alcamo sono in guerra dal 1985 per dividersi un patrimonio di quattro milioni di euro, da una florida azienda vinicola che produce marsala a terreni, da appartamenti nel centro di Palermo a una concessionaria della Fiat. Il secondo grado di questa battaglia legale si è concluso nel 2012, a 27 anni dalla prima denuncia. Intanto due contendenti sono morti e il patrimonio di famiglia è sfiorito sotto gli occhi dei proprietari, inghiottito dai debiti e dalla svalutazione.
«Il giudizio venne aperto da mio padre – racconta una delle eredi, difesa dall’avvocato Zelia Dionisio – e l’ho visto battersi fino alla morte, senza alcun risultato. La lunghezza dei tempi ci ha sfiancati e ha determinato un impoverimento del patrimonio. Non escludo che, alla fine, ci metteremo d’accordo per chiuderla in fretta, anche se sembra assurdo dirlo dopo quasi trent’anni». Tre eredi sono ricorsi, nel frattempo, alla legge Pinto sulla ragionevole durata del processo. Hanno ricevuto 8 mila euro a testa. Troppo poco. La guerra di famiglia continua anche sul risarcimento dei danni con il ricorso in Cassazione.
LA MANNAIA DELLA PRESCRIZIONE Uno degli effetti più gravi delle lungaggini dell’amministrazione della giustizia è la prescrizione, ovvero l’estinzione del reato per il trascorrere del tempo. È andata così per il senatore Giulio Andreotti, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, per il sacerdote Paolo Turturro implicato in un processo per pedofilia, ma anche per una pletora di uomini di Cosa nostra. L’anno scorso la beffa della prescrizione ha regalato la libertà a Vito Badalamenti, il superlatitante che adesso non è più tale. 

Sei gli anni di pena cancellati dalla Corte d’appello di Palermo per il figlio di don Tano, il boss di Cinisi, che è riuscito a trascorrere da latitante il periodo per rendere nulla la condanna. Ma non va sempre così, e a pagarne le conseguenze sono soprattutto i magistrati distratti. Nove i mafiosi del clan Scalisi di Catania che sono tornati in libertà per una dimenticanza del giudice Alfredo Gari. Il magistrato attese due anni prima di depositare la sentenza. Una carriera quarantennale distrutta da un errore: il giudice è morto l’anno scorso, stroncato da un infarto.È di qualche settimana fa la condanna del giudice Edi Pinatto, di Caltanissetta, al pagamento di 10 mila euro al ministero della Giustizia. Il magistrato ha impiegato otto anni per depositare le motivazioni della sentenza del processo “Grande Oriente”, emessa nel 2000 contro il clan mafioso Madonia. 

A causa del ritardo nel deposito della sentenza, alcuni imputati erano stati scarcerati per decorrenza dei termini di detenzione e avevano addirittura chiesto il risarcimento allo Stato, quantificato dalla Procura della Corte dei conti in circa 20 mila euro.

Ma non c’è solo il ritardo di un magistrato alla base della scarcerazione dei condannati. Un altro esempio è quello della eccezione di competenza territoriale, per modificare la città o il giudice di un processo, che porta in alcuni casi alla decorrenza dei termini. Sette uomini del clan di Siracusa che gestivano il traffico della droga a Milano non sconteranno le condanne inflitte, dai 10 ai 14 anni. I giudici catanesi si sono dimenticati di rinnovare la misura cautelare all’inizio del processo, dopo il rinvio di competenza da parte dei giudici di Milano.
PROCESSO LUNGO, LO STATO PAGA Per tutelare il cittadino danneggiato dalla irragionevole durata di un processo è stata istituita nel 2001 la legge Pinto, che consente la richiesta di «un’equa riparazione» per il danno subito. La legge impone paletti per la durata dei processi: tre anni per il primo grado, due per il secondo e uno per il ricorso in Cassazione. Oltre questi termini, può scattare la richiesta di risarcimento che va da 500 a 1.500 euro per ogni anno successivo ai termini di legge.
Per l’equa riparazione, nel 2011, sono stati promossi in tutta Italia 30.331 processi per la legge Pinto, 3.914 solo in Sicilia, pari a risarcimenti da 40 milioni di euro.
Alla Corte d’appello di Caltanissetta approdano tutti i ricorsi Pinto del distretto di Palermo: 2.894 dal luglio 2011 al giugno 2012. «Sembrerà assurdo – spiega l’avvocato Dario Greco – ma anche per la legge Pinto trascorrono fino a tre anni per la definizione delle cause, contro i quattro mesi stabiliti dalla legge. Siamo davanti a un altro motivo che rallenta la giustizia siciliana».